[Strofa 1 — Lento beat minimale, piano morbido, atmosfera sospesa]
Sono tornato al mondo dal fondo
di una stanza senza finestre.
Ho riacceso la TV
come si riaccende un cuore spento:
con paura, con le dita tremanti,
quasi chiedendo permesso al dolore.
La voce del telegiornale era una lama,
tagliava l’aria senza guardare dove colpiva.
"Hanno trovato un bambino senza respiro."
E subito dopo — goal al novantesimo,
come se la morte fosse solo una parentesi
tra un calcio d'angolo e un intervallo pubblicitario.
Io, che un bambino l’ho perso per davvero,
resto fermo.
Resto nudo.
Resto solo.
E capisco che la loro realtà
non ha spazio per chi piange davvero.
[Ritornello — Chorus etereo, voci riverberate, ritmo lento e dilatato]
E allora penso:
sono uscito dalla mia fantasia di sopravvivenza
per cadere nella fantasia di qualcun altro.
Una realtà costruita come un set,
fotogrammi scelti da mani invisibili
che decidono cosa sentire, cosa ignorare,
cosa piangere, cosa comprare.
[Strofa 2 — Beat morbido con archi bassi, vibrazioni cupe]
Sfoglio i giornali — carta ruvida, inchiostro freddo.
Le tragedie che non rendono,
le storie senza audience,
sparite come mio figlio nella notte.
Ma quando c’è da scavare
nelle ossa di una donna uccisa,
quando il sangue chiama ascolti,
ecco che arrivano in branco:
giornalisti-lupi
con microfoni affilati come denti.
Raccontano tutto,
tranne quello che conta.
Trattano il dolore
come un piatto caldo da servire agli affamati di niente.
E io qui, che vedo il mondo bruciare ai bordi
mentre loro puntano l’obiettivo
su un vaso che cade in salotto.
[Bridge — Sospensione ambient, synth larghi, ritmo quasi assente]
Non parlano dei fili tirati dietro il sipario,
dei burattinai che muovono i nostri impulsi,
delle mani che cambiano legge
mentre ci distraggono con la tragedia del giorno.
È un trucco vecchio,
ma io ci casco ancora,
forse perché dopo la morte
tutto sembra un miraggio,
anche la verità.
[Ritornello — Chorus etereo, beat lento e profondo]
E allora penso:
sono uscito dalla mia fantasia di dolore
per piombare nella fantasia di qualcun altro.
Una giostra che gira
senza chiedere se voglio salire,
dove realtà e finzione
sono lo stesso specchio rotto.
[Strofa 3 — Beat spoken-word, pulsazione morbida, enfatizzata la voce]
Sono un padre che ha visto
il silenzio più nero del cielo.
E ora ogni notizia è un’eco stonata
che rimbalza nel petto.
Il mondo che mi mostrano
è un sogno scritto da chi non dorme mai.
Un collage di tragedie e frivolezze
impastato per tenerci occupati,
perché mentre guardiamo l’ultima vittima,
l’ultimo killer, l’ultimo dramma,
qualcun altro conta soldi, voti, potere
dietro una porta che nessuna telecamera apre.
[Outro — Piano solo, minimalista, silenzio che cresce]
E allora spengo lo schermo.
Resto io, il mio vuoto, la mia verità.
Perché ho capito che la realtà
non è quella che mostrano,
ma quella che ti attraversa,
che ti brucia,
che ti cambia.
E io ho già perso abbastanza
per sapere che la fantasia più pericolosa