(Verso 1)
Emilia parte con il treno delle sei,
la città dorme, lei no, lei sa perché.
Ha un cuore grande e una valigia leggera,
un camice bianco e un po’ di primavera.
Arriva al nord, tra neve e silenzi,
la gente parla come nei sogni spenti.
Lei cura tutto, ma non si sente bene,
tra mille luci e troppe catene.
(Pre-ritornello)
Scrive “mi manchi” sopra un referto,
e pensa al mare, ma resta nel freddo.
(Ritornello)
E allora dove è casa mia?
Né su, né giù,
non c’è una via.
Tra chi non parla e chi parla troppo,
non trovo più la scia.
Né su, né giù,
Emilia non sa più dove si va.
(Verso 2)
Torna giù, ma non è più la stessa,
gli amici ridono: “sei diventata mesta”.
Il sole brucia, ma non la scalda,
il mare canta, ma non la guarda.
È un’anima in viaggio, senza direzione,
tra nostalgia e vocazione.
Non sa se restare o ripartire,
ma ha ancora voglia di sentire.
(Pre-ritornello)
Sorride piano in mezzo alla folla,
ma dentro ha vento che non si posa.
(Ritornello)
E allora dove è casa mia?
Né su, né giù,
non c’è una via.
Tra chi ricorda e chi dimentica,
mi perdo e vado via.
Né su, né giù,
Emilia non sa più dove si va.
(Bridge)
Forse la casa è un battito,
non un indirizzo scritto a matita.
Forse la casa è un attimo,
in una voce che resta pulita.
(Ritornello finale)
E allora dove è casa mia?
Né su, né giù,
non c’è una via.
Cammino ancora, anche se stanca,
ma questa è vita mia.
Né su, né giù,
Emilia ora sa che resta qua.
(Outro – sfumando)
Né su, né giù…
forse casa è solo… dove sei tu.