Sono nato dove il cielo pesa più dei palazzi,
strade che ti osservano mentre impari a rialzarti.
Ogni giorno è una corsa senza linea d’arrivo,
sopravvivere qui è già un atto creativo.
Ho visto sogni piegarsi per un posto sicuro,
gente vendere l’anima per sentirsi qualcuno.
Io tengo stretto il fuoco anche se brucia le mani,
meglio il dolore vero dei sorrisi lontani.
Scrivo rime come pugni lanciati nel buio,
non cerco applausi, cerco chi ci passa dentro.
La strada non perdona, ti misura in silenzio,
se bluffi ti scopre, se resisti ti tempra.
Ho amici diventati ricordi troppo presto,
altri ancora in bilico tra il fondo e il rispetto.
Qui il confine è sottile, lo superi in un attimo,
basta una scelta sbagliata, un secondo distratto.
Mia madre con la schiena curva ma il cuore d’acciaio,
mio padre poche frasi, ognuna vale un salario.
Mi hanno insegnato che il nome pesa più dei soldi,
che la dignità resta anche quando tutto crolli.
Non sono un eroe, ho sbagliato più volte,
ho chiesto scusa tardi, ho chiuso porte.
Ma ogni ferita ha scritto una riga sulla pelle,
e ora parlo più chiaro, anche quando fa male.
Qui tutti parlano forte ma ascoltano poco,
confondono il rumore con l’essere a fuoco.
Io resto coerente, anche se costa fatica,
meglio perdere tutto che perdere la faccia.
Ho imparato che il tempo non torna indietro,
che chi resta vero spesso cammina da solo.
Ma la solitudine insegna a conoscersi meglio,
ti rende più forte anche senza un appoggio.
Non scrivo per moda, scrivo per necessità,
questa è terapia, non pubblicità.
Ogni verso è un passo fuori da una gabbia mentale,
ogni barra è una scelta di restare reale.
Se un giorno mi vedrai brillare sopra il cemento,
sappi che vengo dal fango, dal freddo, dal vento.
Non cerco una corona né un trono dorato,
solo lasciare un segno, vero, quando avrò finito di lottare.