Quegli scarpini appesi al chiodo
Lo guardavano senza espressione
Ma il vecchio mediano ha altro per le mani
Ora Scrive poesie sconce sui muri urbani
Il mister aveva gli occhiali appannati
La domenica mattina, raffreddati,
In campo chi è il nemico chiedeva serio
Non è l'arbitro, non è l'avversario
Il nemico, maledizione,
È il pallone
Pizza rossa e cornetti caldi
Arsenico e vecchi merletti
odore di canfora forte
Il caffè nella plastica ha le gambe corte
La cassiera del bar del circolo
Apriva universi senza sbottonarsi
Lo faceva per puro calcolo
O aveva un motivo per vendicarsi
Il più furbo di noi, quello col ciuffo,
Si alzò e con uno sbuffo
Le chiese se non fosse il momento
Di esporre i suoi argomenti al vento
L'uomo dai baffi grigi e la pelle tabacco
Lasciava il suo loden verde, come dimenticato,
Sull'orlo della panca di legno consumato
Aveva una racchetta di alloro e un almanacco
Sul quale segnava le vittorie e cancellava e le sconfitte
Con la matita rossa le conquiste
Svanite al terzo assolo, quello del clarinetto,
Quando i camerieri si sognano il letto fresco di piega e odoroso di lavanda.
E il conto si snoda nel tassì,
Così pensava piano il segretario
Con le borse degli occhi ben serrate
Mentre le luci scorrevano veloci
Come i suoi affannati pensieri
Di un domani che è ancora un po' oggi e ancora un po' ieri
Pizza rossa e cornetti caldi
Arsenico e vecchi merletti
odore di canfora forte
Il caffè nella plastica ha le gambe corte