Come un grande Budda
sono assorto
sotto questo albero centenario di ciliegio
e come un sortilegio
trovo conforto nel fiume
della luce che mi penetra dentro
donandomi l’illuminazione
e la sperata pace.
Il fiume corre lontano
dalla sorgente alla foce,
corre veloce,
portando nostalgia
e anche una lieve malinconia.
Sogno la terra pura
nel cuore tenero di madre natura,
sogno la suprema bellezza
in una carezza
di menta e biancospino
tra il profano e il divino.
Se la vita è come un fiume
questa metafora ben riassume
il fluire talvolta allegro o disperato
che il karma mi ha riservato.
Sono grato
a ciò che lungo il corso ho incontrato,
tra sole, pioggia e ghiaccio
mentre continua questo viaggio.
Seguo sempre la mia buona stella
che mi accompagna come sorella,
finché fluirò anch’io nel gran mare
dove s’immerge anche il disco solare;
con lui l’universo nel cosmico giro
che si rinnova ad ogni respiro.
Non sono come il fiore di loto
che prosegue un viaggio a nessuno noto,
come il dantesco itinerario divino
o la via degli opposti
sotto l’ombra del pino
ondeggio inesistente
dalla fonte dell’oblio
fino alle raffiche del più materico rio.
La mia mente è un lago che parla silente
e cerca di trascrivere una verità nel niente,
vorrei abbracciare la realtà delle cose,
assaporare il profumo
come di metaforiche rose.