Il telegiornale dice che oggi è Natale,
ma guardo il calendario: siam già a Carnevale.
Il politico ride, l’operaio piange,
e la verità si trucca dietro quattro frange.
Gli amici di ieri ti mandano fiori,
ma la carta è vuota, non ci sono cuori.
Ti abbracciano forte, ma solo online,
se chiedi una mano, ti dicono “ciao, stai bene, bye bye”.
È l’Italia capovolta,
chi promette non ascolta.
Chi lavora prende botte,
chi comanda beve a notte.
Ma io canto, canto ancora,
c’è coraggio e c’è la storia,
e se il mondo va alla rovescia,
camminiamo contro marea!
Le scuole cadono, ma fanno spot in TV,
“studia che domani sarai ministro pure tu”.
E intanto la strada si allaga di niente,
la toppa è più grossa del buco evidente.
È l’Italia capovolta,
chi promette non ascolta.
Chi fatica resta zitto,
chi comanda prende il fritto.
Ma io canto, canto ancora,
con speranza e con memoria,
perché un giorno all’improvviso,
tornerà un sorriso vero!
Se mi rubi il futuro, io lo scrivo sul muro,
se mi togli la voce, io la urlo più forte.
E se questo Paese si veste da buffone,
io gli metto la cravatta e ballo la canzone!
È l’Italia capovolta,
chi ha paura non si ascolta.
Ma la forza non si compra,
la speranza non si corrompe!
E io canto, canto ancora,
Italia mia, sei tu la scuola:
anche al rovescio, anche ferita,
sei coraggio, sei la vita!