Nacque per gioco, quasi per errore,
siamo anime sole in un unico battito.
Sono nato col cuore in disordine,
vicini nel respiro, distanti nel destino.
Non è giusto, e ne cerco la colpa,
forse è un solco che ho scavato io.
Ma se vorrai, cercami nel vento:
qui il tempo è un fiume che scorre lento,
mentre tu sei un’assenza che pesa.
Quale sentiero sceglieranno i tuoi passi?
Io resto fermo a quel primo bacio,
un sigillo che non si consuma mai.
Ed era come volare su Venere,
un’estasi d’oro e di polvere.
Mi manca ogni frammento di noi:
eri incanto, eri favola,
ma io, contro di te, perdevo sempre.
Se manchi, interrogo i tuoi lineamenti
su una foto stropicciata dal ricordo.
Se ti bramo, il vuoto mi risponde:
tutto è iniziato ridendo, tra i giochi dei bimbi.
Sei un fiore reciso dal vento e portato altrove,
non lasci tracce, non lasci profumo,
per non farti trovare mentre io smarrisco la via.
Eppure non è giusto.
Rivedo le tue labbra, un miraggio di seta,
ti prego, ricorda di avermi amato,
anche se oggi la mia mente è una tempesta.
Non dirmi che ho sbagliato,
non mentirmi dicendo che splendi.
Siamo solitudini che si guardano,
io che porto il tuo intero mondo dentro me.
Giuro al silenzio di non cercarti più,
ma il sangue corre più forte della volontà.
Concedimi un secondo per un addio di labbra,
un minuto per colmare i silenzi,
un’ora per spiegarti l’inspiegabile,
e poi... un solo motivo per riuscire a odiarti.
Eri il mio nord, il mio primo pensiero,
ci siamo distrutti per ricominciare da capo.
A volte l’amore è una ferita che si riapre:
non ci si salva da un tornado,
ci si lascia solo trascinare via.