Intro - Pianoforte lento, arpeggiato, con un accenno di violoncello)
Eravamo foglie spinte da un vento straniero,
abitatori di case senza radici,
in quel nomadismo dell'anima
dove la stabilità era un lusso che non potevamo permetterci.
(Strofa 1)
Ho vissuto mille vite in una sola esistenza,
cambiando cieli e orizzonti per carenza di pane,
mentre tu, madre, restavi l'unico porto sicuro
in quella tempesta di traslochi e di scadenze vane.
Ti guardavo paziente, un’ancora di seta,
sorridere al grigio mentre io ne ero schiavo,
ignorando che dentro il tuo tempio segreto
bruciava un incendio che io non vedevo.
(Strofa 2)
Camminavo tra i parchi, specchiandomi nel fango,
cercando una colpa al mio essere errante,
mentre tu custodivi, come un martire muto,
un trauma d'infanzia, un abisso costante.
A quattordici anni, nel fiore reciso,
il mondo ti ha chiesto un tributo di sangue,
ma hai chiuso la porta, hai spento l’urlo,
per non farmi vivere un’infanzia esangue.
(Ritornello - Elegante, orchestrale, crescente)
Trentotto inverni di un segreto d’avorio,
hai fatto del tuo corpo il mio unico oratorio.
Hai soffocato il mostro sotto il tuo respiro,
per regalarmi un mondo, per darmi un tiro
di aria pulita, mentre tu affogavi nel pianto,
avvolgendomi stretta nel tuo sacro manto.
Non era la fame, non era la sorte,
era il tuo amore più grande della morte.
(Strofa 3)
E quella panca, testimone di freddi e silenzi,
ora brilla di una luce che prima non scorgevo.
Ogni tuo "va tutto bene" era un atto di guerra
contro un passato infame che io non sapevo.
Mi hai cresciuto da sola, tra stanze straniere,
portando sulle spalle due croci pesanti:
la nostra povertà e le tue ferite nere,
trasformandole in canti per i miei passi erranti.
(Bridge - Solo piano, voce nuda e pura)
Ora le ferite sono grandi come il mare,
ma il tuo mare è calmo, perché hai saputo amare.
Ti chiedo perdono per ogni mio lamento,
mentre tu, nel buio, eri il mio firmamento.
(Finale)
Prenderò nuove strade, col cuore più lieve,
perché il tuo silenzio ha sciolto la neve.
Vedo il bambino triste che ero una volta...
ma oggi è un uomo, e la tua mano lo ascolta.
(Outro - Il pianoforte sfuma su un'unica nota alta)
Trentotto anni.
Un segreto di grazia.
Grazie, madre. Per non avermi detto nulla.