Intro
Non faccio nomi…
non serve.
Strofa 1
Telecamere accese, parte il teatrino,
tutti santi finché non gira il destino,
prediche d’oro, coscienze in saldo,
la morale cambia col palinsesto caldo.
Giudici dal divano, laurea in opinioni,
mezze frasi fanno carriere e condoni,
chi tiene il palco scrive la storia,
finché uno screenshot riaccende la memoria.
Ritornello
Occhio se ti chini,
che il pavimento parla,
qui la verità non scivola,
ti spalma.
Occhio se ti chini,
che il sorriso è viscido,
in piedi fai il potente,
da sotto sei ridicolo.
Strofa 2
Chat tagliate, audio a metà,
la versione giusta è quella che va,
chi fa la vittima, chi l’educato,
dipende sempre da chi è microfonato.
Il potere non urla, sussurra comando,
mani pulite, telecomando sporco in mano,
intoccabile finché conviene al sistema,
poi “non so”, “non c’ero”, “non era il tema”.
Ritornello
Occhio se ti chini,
che qui non c’è perdono,
prima ti fanno sedere,
poi ti servono.
Occhio se ti chini,
che la fama è una lama,
taglia chi guarda,
ma prima chi la usa.
Bridge
“Non è come sembra”…
classico.
Strofa 3
Non sei un re, non sei un mostro,
sei solo uno specchio davanti al tuo volto,
hai venduto silenzi come virtù,
ora il silenzio guarda fisso te, non più tu.
Qui non servono prove né tribunali,
basta che il dubbio resti nei titoli principali,
la rete non dimentica, prende appunti,
e i castelli crollano coi fondamenta finti.
Ritornello Finale
Occhio se ti chini,
che l’inchino è una trappola,
oggi stringi mani,
domani ti scappano.
Occhio se ti chini,
che ridono tutti,
finché non tocca a loro
finire dentro i discorsi brutti.
Outro
Chi odia gli specchi
teme i riflessi.
[Intro]
[Bridge]
[Outro]