(INTRO)
Un passo avanti, due indietro – guarda il suolo che calpesti
è lo stesso dove un domani i tuoi figli giocheranno e resteranno...
(VERSO 1)
Sulle mappe si dipingono linee che dividono genti,
mentre i balconi si riempiono di occhi chiusi che non senti;
rime serrate come catene su ferri che stringono i polsi,
non scontate come il sale in pianti di bimbi che non sanno il perché.
Guerre che non sono loro, ma li pagano con il futuro,
pane di menzogna e acqua sporca nel loro piccolo secchio;
ci costruiamo torri di carta su basi di sabbia mobile,
mentre il mondo brucia piano – un incendio che non è visibile.
Vedi quel ragazzino che disegna a matita un fiore?
Lo schiaffeggia un notiziario con facce bianche di dolore;
imparano a contare colpi invece che contare stelle,
a riconoscere bombe invece che campanelle.
(RITORNEO)
E lasciamo loro questo regno di sabbia e di fango,
dove il valore di una vita è meno di un grano;
rime serrate come mura che non tengono più,
non scontate come la verità che nessuno vuol dire più.
E lasciamo loro questo mondo che non abbiamo capito,
con le nostre mani sporche che non hanno più risposto;
guerra dentro e fuori, un ciclo che non si spegne,
eredi di stufi – chi li difenderà adesso?
(VERSO 2)
Politici che parlano d'amore con le mani sulle armi,
rime serrate come i denti di chi morde la propria anima;
non scontate come la pace in un mondo di contratti,
dove il petrolio pesa più dei sogni di tanti fratelli.
Città ridotte a macerie, ma non di pietra – di speranze,
generazioni che partono portando solo le proprie speranze;
imparano che la parola "padre" è un volto sullo schermo,
che la "mamma" è un abbraccio veloce prima di un allarme.
Vedi quella bambina che cerca il suo peluche nel caos?
Lo trova appoggiato a un mattone con un buco nel mezzo;
imparano a temere il buio anche quando è giorno,
a chiamare "normalità" il suono di un motore che ronza.
(RITORNEO)
E lasciamo loro questo regno di sabbia e di fango,
dove il valore di una vita è meno di un grano;
rime serrate come mura che non tengono più,
non scontate come la verità che nessuno vuol dire più.
E lasciamo loro questo mondo che non abbiamo capito,
con le nostre mani sporche che non hanno più risposto;
guerra dentro e fuori, un ciclo che non si spegne,
eredi di stufi – chi li difenderà adesso?
(PONTE)
No, non è un copione da recitare in TV,
è la realtà che scorre giù come ruggine su ogni chiazza;
noi parliamo di domani mentre buttiamo via l'oggi,
noi costruiamo muri mentre loro sognano ponti.
(OUTRO)
Un passo avanti, due indietro – ma adesso basta così,
perché i figli che verranno non meritano più questo schifo;
rime serrate per stringere il dito sul problema,
non scontate perché è tempo di cambiare pagina...
[Intro]
[Outro]
[Outro]