Sveglia alle cinque, caffè amaro e pareti grigie.
Alza la testa, Mauro. O forse è meglio di no.
Mauro si alza mentre il mondo ancora dorme
Trasmina passi stanchi dentro scarpe senza forme
In ufficio è un'ombra, il re dei sottopagati
Schiacciato da scadenze e da conti mai saldati.
Dieci ore alla scrivania per un pugno di mosse
Col capo che gli urla e lui che manda giù le tosse
Ma non molla un centimetro, lo fa per i bambini
Per dargli un domani, per tenerli più vicini.
E corre Mauro, corre, ma resta sempre indietro
La vita è un muro alto, lui è solo un pezzo di vetro
Mentre Carola sorride e non guarda mai l'ora
Lui suda sangue e fango, lei si sente ancora signora.
Torna a casa stasera, ma l’aria è pesante
Carola è uscita, profumo di un altro istante
Dice che va a cena, che ha bisogno di svago
Ma Mauro sente il gelo, come il morso di un ago.
Lei sogna la sabbia, la brezza e il sale
La casa al mare di Andrea, quel lusso fatale
Fortino ha la barca, ha i soldi, ha il potere
E dicono in giro... ha più doti da far vedere
Andrea ride forte, ha il sole in tasca e il petto in fuori
Mentre Mauro conta i centi tra i rumori e i dolori
Carola si perde in quel letto vista onde
E il silenzio di Mauro è il grido che non risponde.
Lui guarda i suoi figli, gli rimbocca le coperte
Le uniche luci in queste vite deserte
Sfigato per il mondo, un eroe dentro casa
Mentre il tradimento brucia e tutto si travasa.
Un altro giorno sorge, un’altra umiliazione.
Mauro chiude la porta.
La dignità non paga l’affitto... ma resta l'unica cosa che ha.