Strofa I
Il cemento è freddo sotto i miei piedi scalzi,
un eco sordo risponde ai miei lamenti.
Non c'è orizzonte oltre queste sbarre arrugginite,
solo il ticchettio di un tempo che non mente.
Ogni respiro è un peso sul petto consumato,
un tentativo vano di sciogliere questo nodo serrato.
Il sole entra a tratti, ma non scalda più l'anima,
è un monito crudele di una luce che non è mia.
Strofa II
Le pareti sono la tela dei miei incubi muti,
graffiti di promesse infrante e saluti perduti.
Ho seppellito i miei sogni in una fossa senza nome,
nutriti dal veleno amaro di un'atroce condanna.
La notte porta con sé le voci dei "se" e dei "forse",
fantasmi di scelte sbagliate, di tutte le mie risorse
sprecate in una corsa folle verso un baratro certo,
dove il cuore è un tamburo che batte, ma è già deserto.
Ritornello I
Voglio la libertà, strappare questo sudario d'ombra,
sentire il vento urlare e non la mia catena che rimbomba.
Sono carne viva, ma il mio spirito è una lapide di pietra,
un grido strozzato che l'universo intero ignora e getta.
Voglio la libertà, e non è un lusso, è un'urgenza del sangue,
prima che questo silenzio mi travolga e mi infranga.
Questa prigione non ha muri, è l'assenza di futuro in me,
sono un'ombra che implora di esistere, di tornare ciò che è.
Strofa III
Ricordo il sapore salmastro della pioggia sul viso,
oggi ho solo il gusto metallico delle mie lacrime incise.
Ho scambiato l'amore con un vizio che mi ha incatenato,
il coraggio con la paura, e il destino mi ha schiacciato.
I giorni si confondono in una nebbia grigia e uniforme,
non so più se il mio nome è un suono o una vana proforma.
Sono diventato l'errore che ho commesso nel buio,
un corpo senza direzione, un relitto senza più rifugio.
Strofa IV
Mi guardo allo specchio e vedo un estraneo stanco,
gli occhi bruciano di storie che il mondo ha reso un imbroglio.
La speranza è una ferita aperta che non vuole rimarginarsi,
un paradosso crudele che continua a tormentarmi.
Ho visto la purezza corrompersi, i legami spezzarsi con violenza,
ho barattato l'innocenza con la macabra esperienza.
Questa cella è solo l'ultimo atto di una tragedia annunciata,
la fine di una marcia solitaria, l'ultima, disperata, chiamata.
Ponte
Sento il peso di ogni mattone che ho costruito attorno,
non erano muri, ma scelte fatte in un giorno senza giorno.
Ho pugnalato il mio futuro con le mie stesse mani,
e ora pago il prezzo, intrappolato in questi domani.
La redenzione è un miraggio in questo deserto di colpa,
e ogni sospiro è una condanna che non ha più una colpa
da espiare, ma solo il vuoto che si espande e mi inghiotte.
Ritornello II
Voglio la libertà, strappare questo sudario d'ombra,
sentire il vento urlare e non la mia catena che rimbomba.
Sono carne viva, ma il mio spirito è una lapide di pietra,
un grido strozzato che l'universo intero ignora e getta.
Voglio la libertà.