Non mi riconosco più nei vostri lunedì,
nei vostri “tutto bene”, nei “così si fa così”.
Mi cadevano le ali ogni volta che dicevo "ok",
finché ho smesso — e sono morta per davvero, sai com’è.
Il cuore aveva fame, ma gli davano solo orari.
Il cielo mi guardava, ma io stavo nei binari.
Poi un giorno ho visto il bosco dove finisce la via,
ho detto: seguitemi — ma nessuno mi seguì.
Alla deriva...
come un ramo che si crede sirena,
come un urlo che scavalca la scena.
Alla deriva…
dove il vento mio mi trema ma non cado,
perché il fiato del bosco mi sorregge ovunque vado.
Alla deriva.
E per la prima volta…
respiro.
Non cercarmi nei mestieri, nei parenti, nei saldi,
io sono dove finiscono le cartine e iniziano i balzi.
Non ho più casa, ma ho i polmoni pieni di stelle,
non ho più meta, ma il passo s’incanta tra le betulle.
Ho lasciato tutto: il nome, il ruolo, la cintura.
Vivo tra gli alberi, tra brividi e paure pure.
E sai cos’è?
Non ho più paura di perdermi.
La strada più vera…
è quella che ti sbaglia interamente.
Alla deriva…
come una fiamma che non vuole ritorno,
come chi ama solo ciò che è notturno.
Alla deriva…
tra i graffi del vento e i sospiri del muschio,
tra le braccia di un dio selvatico e oscuro.
Alla deriva.
E in ogni direzione…
mi sento viva.
Ho smesso di cercare risposte.
Ora danzo con le domande.
Non sono più una donna…
sono una soglia.
Alla deriva…
alla deriva…
alla deriva…
E ogni passo è un altare.
Ogni respiro è un sì.