Bracciano.
Il lago fermo, lo sguardo no.
L’acqua sembra calma
ma sotto si muove tutto.
È lì che capisci
che restare immobili non è pace,
è paura che ha imparato a stare zitta.
Il castello osserva dall’alto.
Pietra, storia, promesse vecchie.
Principi, principesse, immagini ferme.
Io sotto, vivo, che cambio.
Meglio il fango sulle scarpe
che una corona che non senti.
Poi Roma.
Pesante.
Ti misura.
Ti chiede chi sei senza dirtelo.
Strade che ti spingono a sembrare
qualcosa che non sei ancora.
Qui impari a togliere,
non ad aggiungere.
Il viaggio era insieme.
Nessuno guidava.
Nessuno insegnava.
Si imparava facendo,
sbagliando, riflettendo, creando.
Due persone nello stesso passo,
non davanti, non dietro.
Non promesse.
Presenza.
Poi Santiago.
Non come arrivo,
ma come scelta continua.
Un cammino che non si guida.
Si cammina.
A volte scalzi.
Per sentire dove fai male
e capire perché.
La resilienza non è resistere a tutto.
È restare onesti
quando ti accorgi di aver sbagliato direzione.
La coscienza non consola.
Illumina.
Come una mano nella nebbia
che non spinge via niente
ma ti permette di vedere meglio.
Ora restano immagini.
Social.
Sorrisi congelati.
Tutte cazzate.
La verità non si posta.
La verità cammina.
Da Bracciano
al lago
al castello
a Roma
fino a Santiago.
Non per diventare qualcuno.
Ma per non smettere di essere.