(strofa 1)
Fulvio si sveglia alle cinque e venti,
col trattorino e gli occhi spenti,
taglia l’erba come un forsennato,
pure se il prato è appena sfalciato.
Pecore in fila, conigli in giardino,
galline sul tetto fanno casino,
lui le guarda con aria beata,
la testa tra nuvole e fienagione matta.
(ritornello)
Fulvio, ma che fine hai fatto?
Con l’erba parli più che con tua moglie nel letto.
Alessandra ormai non dice una parola,
guarda il vuoto, mentre cuoce la cipolla.
Fulvio, torna un po’ sulla Terra,
non sei il pastore della valle di guerra!
(strofa 2)
C’ha un’agenda con gli orari delle bestie,
le carezze per la moglie son diventate scommesse.
"Prima mungo, poi magari ci si vede",
ma Alessandra ormai non crede neanche alle preghiere.
Parla solo con la radio del fienile,
di politica rurale e concime gentile.
Fulvio ride tra le zolle del campo,
mentre lei sogna un biglietto per scappare a Lampo.
(ritornello)
Fulvio, ma che fine hai fatto?
Con l’erba parli più che con tua moglie nel letto.
Alessandra ormai non dice una parola,
guarda il vuoto, mentre cuoce la cipolla.
Fulvio, torna un po’ sulla Terra,
non sei il pastore della valle di guerra!