Dalla Sardegna alla Sicilia
c’è un mare che non dorme mai,
madre Terra canta piano
un inno antico, solo suo.
Lo sanno gli antichi come fare,
lo affidano al vento blu,
e il maestrale porta via
una carezza fino a te.
Dormi Matteo, figlio del tempo,
sei storia viva, sei verità,
nelle tue mani c’è un mondo intero
che sa ascoltare, che sa aspettare.
Dormi Matteo, cuore profondo,
sei radice, sei libertà,
noi ti cantiamo da molto lontano
ma siamo qui, vicino a te.
Tra foto antiche e ricordi stanchi
che odorano di pane e sale,
le favole crescono piano piano
e sanno ancora abbracciare.
Sei un miscuglio di voci e canti,
di terre, silenzi e poesie,
saresti stato il nostro orgoglio
anche se diverso da come si credeva.
Dormi Matteo, figlio del vento,
sei più ricco di quel che sai,
nei tuoi occhi c’è uno sguardo
che neanche ai figli si dava mai.
Dormi Matteo, anima antica,
sei il futuro che non fa paura,
ti accettiamo così come sei
come la terra accoglie la luna.
Una filastrocca delle mani
ti avrebbe fatto ridere un po’,
e nel ritmo lento e sicuro
avresti trovato il tuo sì.
Un cappello di un altro tempo
sarebbe stato il tuo vestire,
e allo specchio il passato
ti avrebbe sorriso per primo.
Quanta storia nell’unione
di famiglie che sanno amare,
quante favole devono ancora
nascere, crescere e camminare.
Dormi Matteo, figlio nostro,
sei il dono che non si spiega,
siamo fieri, siamo orgogliosi
di ogni tuo passo, di ogni attesa.
Dormi Matteo, luce quieta,
questa è la nostra verità:
anche da lontano nel tempo
ti diciamo: figlio mio, va’.